In Tua Justitia Libera me Domine

Blog della Tradizione Cattolica Apostolica Romana

sabato 22 aprile 2017

Il cardinale Angelo Bagnasco, biotestamento: legge apre derive pericolose




La legge sul biotestamento, approvata ieri alla Camera, apre "derive pericolose" lontane dal testo della Costituzione che garantisce la salute come "un diritto". E' il giudizio espresso, in un'intervista alla 'Repubblica', dal presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco. "E' un testo nel quale non possiamo riconoscerci, pur rilevando l'impegno con cui alcuni hanno cercato di migliorarne singoli aspetti", spiega, un testo "adatto a un soggetto che si interpreta a prescindere dalle relazioni, considerandosi padrone assoluto di una vita che non si è dato. Inoltre, spezza il legame tra medico e paziente".

Quanto all'introduzione del divieto all'accanimento terapeutico e del riconoscimento del diritto del paziente di abbandonare le terapie, il presidente dei vescovi italiani ricorda che "la Chiesa non ha mai sostenuto l'accanimento, considerandolo una situazione precisa da escludere; l'attenzione alla persona, però, ci porta con altrettanta forza a contestare l'abbandono terapeutico. Il malato chiede di essere accompagnato in ogni momento sia sotto il profilo delle terapie che delle relazioni: questa prossimità fa la differenza".

"L'obiezione di coscienza - osserva ancora Bagnasco - è un punto qualificante, decisivo, che come tale non è preoccupazione semplicemente della Chiesa, ma di ogni società democratica, che sia realmente rispettosa dell'insindacabilità delle scelte della persona. Naturalmente, anche quando questa libertà fosse garantita, non cambierebbe il nostro giudizio sull'impostazione della legge". Sul punto che impedisce alle cliniche private, in particolare a quelle cattoliche, convenzionate con il sistema sanitario nazionale, di essere esonerate dall'applicazione delle norme, il presidente Cei giudica "il mancato riconoscimento della peculiarità di tali strutture una grave lacuna" e chiede "che questa carenza possa essere colmata, nel rispetto della natura di strutture sorte con una precisa missione di cura della vita in ogni suo momento".

In Molise le campane suonano a morto in protesta contro la legge

"A freddo puoi chiedere anche di rinunciare alle terapie, ma quando ci si trova faccia a faccia con la morte, credetemi, prevale l'istinto di sopravvivenza. Ma se hai firmato per morire, a quel punto come puoi tornare indietro?".

C'è più senso comune che teologia o bioetica nelle parole di don Mario Fangio, parroco di Carovilli (Campobasso), che giovedì sera, un attimo dopo che la Camera dei deputati ha approvato la legge sul biotestamento, è corso in sacrestia e ha fatto suonare a morto le campane della sua chiesa. E come lui, più o meno all'unisono, hanno fatto i parroci di Duronia, Pietrabbondante, Salcito e Castropignano, altri paesi sparsi nel molisano.

La protesta di don Mario

Don Mario Fangio, parroco di Carovilli, è stato il primo a schierarsi contro la nuova legge, prima ancora che del voto alla Camera. «Se vedi una persona , salita sul parapetto di un ponte che vuole gettarsi nel fiume sottostante cosa fai, gli dai una spinta per rendergli meno difficile la cosa oppure cerchi di convincerlo a rinunciare a quell’atto drammatico e definitivo?» ha detto in occasione di una conferenza dell’associazione Provita alcuni giorni fa. Il dissenso è sfociato poi nella decisione di suonare le campane a morto della chiesa di Carovilli qualora la legge fosse stata approvata. Analoga protesta era stata adottata sempre da don Fangio e sempre a Carovilli quando venne approvata la legge sulle unioni civili. «Sono morti il matrimonio e la famiglia» era stata la frase che campeggiava sui manifesti fatti affiggere sui muri del paese quando il parlamento approvò la legge Cirinnà.

«Davanti alla morte c’è l’istinto di sopravvivenza»

«Suonando le campane ho voluto avvertire la popolazione che l’Italia sta approvando leggi contro la vita. Quando passò quella sulle unioni civili avvertii che presto avremmo avuto anche quella sull’eutanasia e l’utero in affitto. La prima è arrivata in tempi rapidi, di cui non hanno beneficiato altri provvedimenti più urgenti» racconta don Mario Fangio raggiunto al telefono. 
Che cosa non le piace del testo uscito da Montecitorio? 
«Prima di tutto il concetto che la vita sia un bene nella disponibilità del singolo: non è così, certe scelte non spettano a ognuno di noi. E poi il fatto che idratazione e alimentazione siano equiparate a terapie mediche: tutti sanno che acqua e cibo non sono terapie».
 Nella sua attività di sacerdote le sarà capitato di dover dare conforto a malati terminali, che magari vorrebbero porre fine alle loro sofferenze: cosa ha detto loro in quelle circostanze? 
«Con chi crede, ho cercato di dare loro il conforto della fede. E questo funziona sempre. Ma anche a chi non crede ho dovuto fare coraggio; perché , vedete, a freddo possiamo anche dire che rifiutiamo le cure ma poi, quando vediamo la morte in faccia, prevale l’istinto di sopravvivenza».

venerdì 21 aprile 2017

Biotestamento: protesta dei parroci, campane a morto Nel Molise in sei richiamano l'attenzione per approvazione Dat

A Pietrabbondante, provincia di Isernia, è stato anche pubblicato un necrologio: "Con le Dat l'Italia ha scelto di far morire". Il presidente della Cei Bagnasco: "La legge apre a derive pericolose".

I parroci di Carovilli (Isernia), Castropignano (Campobasso), Duronia (Campobasso), Pietrabbondante (Isernia), Salcito (Campobasso) nel giorno dell'approvazione alla Camera dei deputati delle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) - nell'ambito della legge sul biotestamento - hanno suonato le campane a morto, facendo anche affiggere a Pietrabbondante un necrologio. A renderlo noto è il parroco di Carovilli, Don Mario Fangio.

"Con ciò - si legge in una nota - hanno voluto richiamare l'attenzione delle loro comunità il funesto evento legislativo, che creerà una grande mole di problemi, e minerà alla base la certezza della indisponibilità della vita umana. Invitano anche tutti ad una seria riflessione a emendare sostanzialmente al senato la norma, e bocciarla addirittura come inutile, potendo fare riferimento già alle normative sull'accanimento terapeutico e cure palliative". Il manifesto di necrologio recita: 'Le campane suonano a morto perché la Vita è vittima della morte dall'aborto all'eutanasia delle D.a.t. Con queste l'Italia ha scelto di 'far morire', non di far vivere. Prosit".
Cardinale Bagnasco: questa legge non ci piace 
Dal mondo cattolico è un coro di critiche. «Rimane un testo nel quale non possiamo riconoscerci, pur rilevando l’impegno con cui alcuni hanno cercato di migliorarne singoli aspetti». Questo il giudizio sulla legge sul biotestamento del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, in un’intervista a Repubblica. «Essa - afferma il presule - rischia di aprire derive pericolose, come è avvenuto con altre leggi». Pronto alle barricate è Mario Gandolfini, presidente del Family day, che attacca: «Da medico sono preoccupato per i passaggi che riducono la mia professione a mera esecuzione di un testamento». Sulla stessa linea il presidente del Movimento per la Vita Gian Luigi Gigli: «È una legge che introduce nei fatti il suicidio assistito e l’eutanasia omissiva».

ECCO VOSTRA MADRE Padre Roger – Thomas Calmel o.p. (Omelia pronunciata in una delle messe del Congresso di Sion, il 2 maggio 1964)



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...Donna ecco i vostri figli, affinché otteniate loro la santità; affinché si lascino condurre da voi verso la mia carità perfetta che brucia come un fuoco inestinguibile. Saremo tanto più attenti alla parola di Gesù che (dice che) sua madre e nostra madre, a diverse riprese da un secolo, ci è apparsa per avvertirci solennemente della gravità dell’ora e della posta in gioco della Redenzione. La Vergine Immacolata, presente in mezzo al popolo di Dio lungo la suo storia, dal Fiat dell’Annunciazione e soprattutto dal Stabat del Calvario, si è resa ancora più presente in questi ultimi tempi. Per lo meno Ella ha manifestato la sua presenza in modo molto nuovo, più tenero e più patetico. Ricordatevi quelle apparizioni dalla Rivoluzione Francese; quelle apparizioni che non sono più circoscritti ad una anima o una congregazione, ma di cui la portata è veramente mondiale, quelle apparizioni nelle quali la Regina del cielo e della terra visita il suo popolo distratto, dimentico e ingrato, in balìa più che mai ai furori e alle manipolazioni del Nemico. Se la Fede ci permette di intravvedere lo strazio del Cuore di Nostra Signora alla sesta ora del Venerdì Santo, quando le tenebre spargono il loro tragico velo su Gerusalemme e su tutta la superficie della terra, questa stessa Fede ci rende attenti alla pena e alla sollecitudine della Vergine Maria quando si manifesta alla Rue du Bac o alla Salette, a Lourdes o a Fatima.

giovedì 20 aprile 2017

EUTANASIA? ABORTO? ...E LA FEDE IN DIO? di don Leonardo Sacco


Nei mesi scorsi è tornato con violenza davanti ai nostri occhi lo spinoso tema dell’eutanasia, argomento che suscita sempre accesi dibattiti e aspre polemiche. Non entrerò nel merito del caso del DJ Fabiano Antoniani da cui si è riacceso il dibattito, anche se inevitabilmente prendo spunto da questo fatto di cronaca, vorrei semplicemente fare un analisi partendo da una domanda: cos’è che spinge sempre più persone a chiedere l’eutanasia per se o per un proprio caro? La risposta è semplice quanto complessa, perché il motivo non è certamente da ricercare o riconducibile ad una moda o ad una mentalità dominante come qualcuno potrebbe ipotizzare, senza troppi giri di parole bisogna necessariamente dire che alla base di ciò che è accaduto in questi giorni e che spinge molta gente a sostenere e ricorrere all’eutanasia c’è una profonda quanto patologica perdita di fede. Per capire questo basta fare una breve riflessione. Il credente cristiano sa bene che il messaggio fondamentale del vangelo è quello di un Dio che attraverso la sofferenza e la morte redime le nostre anime e apre cosi le porte della vita eterna. È il mistero della Passione, Morte e Risurrezione che abbiamo celebrato meno di una settimana fa. Chi crede quindi sa bene che la vita non è solo una questione di regole ed equilibri biologici, ma anche e soprattutto un dono ricevuto da Dio da custodire e preservare. La vita merita di essere vissuta per conoscere colui che ce l’ha donata, per amarlo e servirlo e per goderlo poi nell’eternità una volta che viene meno l’equilibrio biologico che empiricamente parlando ci tiene in vita. La qualità della vita non si misura dal grado di salute che si possiede ne dalle possibilità economiche o di successo che uno può avere. Dal punto di vista ateo (e non dico laico che significa ben altro) la vita appunto è un equilibrio di processi biologici senza uno scopo preciso, ma con uno scopo attribuito dall’individuo stesso il quale si pone degli obiettivi, più o meno simili a quello di altri individui. Dal momento in cui questi obiettivi vengono meno, gli equilibri biologici passano in secondo piano e l’individuo si sente autorizzato, dato che non esiste un’autorità suprema, a porre fine a quell’equilibrio biologico.

mercoledì 19 aprile 2017

ROMA FELIX Editoriale di don Aldo Rossi

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Carissimi fedeli e amici,

“Resurrexit vere”! La Chiesa nel giorno di Pasqua ci ricorda come Gesù è risorto veramente. Gesù stesso aveva profetizzato più volte la sua resurrezione: “Come Giona stette tre giorni nel ventre del cetaceo, così il Figlio dell’uomo se ne starà tre giorni nel seno della terra” oppure “Io ho il potere di deporre la mia vita; ma ho pure il potere di riprenderla”. Ha dato l’appuntamento per ricominciare una vita nuova dove tutto per l’uomo è finito: alla tomba, al cimitero. Vennero amici e nemici che poterono costatare che veramente fu così come aveva detto: il terzo giorno risusciterò. Da dove tutto finisce Gesù rincomincia. Il sepolcro era vicinissimo al luogo del supplizio della Croce: la collina del Calvario ovvero luogo del cranio. Sepolcro e Calvario, tutto parlava di sconfitta, di morte e di fine della speranza. Ma è da qui che incomincia la più strepitosa delle vittorie, la vita e la Speranza. Cambiamo scenario. Non siamo più sulla collina del Calvario ma su quella del Vaticano.
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